Dieta per pazienti oncologici: l’importanza del nutrizionista

Quando si riceve una diagnosi oncologica, l’alimentazione diventa spesso fonte di dubbi e preoccupazioni. Tra le innumerevoli informazioni che circolano, non sempre supportate da evidenze scientifiche, è facile cadere in errori che possono compromettere lo stato nutrizionale proprio nel momento in cui il corpo ha più bisogno di sostegno. 

Avere il supporto di un nutrizionista specializzato diventa essenziale per capire quali alimenti evitare davvero e quali invece possono essere mantenuti per affrontare il percorso di cura nel modo migliore.

Nutrizionista oncologico a Milano: l’importanza di un nutrizionista specializzato

Affidarsi a un nutrizionista oncologico è cruciale per prevenire e trattare la malnutrizione, migliorare la tolleranza ai trattamenti contrastando effetti collaterali e sostenere il sistema immunitario, preservando massa magra e peso corporeo, cruciali per potenziare l’efficacia delle terapie e garantire una migliore qualità della vita. 

Un nutrizionista oncologico, infatti, valuta lo stato nutrizionale individuale, il tipo di tumore e le terapie in corso per elaborare un piano alimentare su misura, contenente cibi specifici e quantità adatte.

Inoltre, può aiutare nella gestione di difficoltà come la deglutizione (disfagia) o lo scarso appetito. Ecco perché è bene consultarlo fin dalla diagnosi e a maggior ragione in presenza di perdita di peso, disturbi intestinali o trattamenti intensivi.

Perché è così importante affidarsi a un nutrizionista oncologico?

  1. Combattere la malnutrizione: il tumore e le terapie possono causare perdita di appetito, peso e massa muscolare, compromettendo lo stato nutrizionale.
  2. Gestire gli effetti collaterali: il nutrizionista personalizza la dieta per alleviare disturbi gastrointestinali, nausea, mucositi e alterazioni del gusto, spesso provocati dai farmaci.
  3. Mantenere forza e peso: un buon apporto calorico e nutritivo aiuta a mantenere peso corporeo, massa magra e sistema immunitario, fondamentali per affrontare le terapie.
  4. Ottimizzare le terapie: un paziente nutrito correttamente tollera meglio le cure, riducendo complicanze e il rischio di interruzioni, il che può migliorare gli esiti.
  5. Supporto psicologico: un percorso nutrizionale guidato aiuta a mantenere un rapporto più sereno con il cibo, riducendo lo stress legato all’alimentazione.

Alimenti vietati in chemioterapia: i consigli del nutrizionista

Un’alimentazione sana e bilanciata è la scelta migliore in ogni caso, anche quando si tratta di percorsi oncologici.

Tuttavia, spesso ci sono alimenti incriminati e la tendenza a eliminare cibi dalla propria dieta. Regimi alimentari senza glutine, senza lattosio o senza zuccheri vengono adottati nella convinzione che possano proteggere dalla malattia o migliorare la risposta alle terapie, ma senza affidarsi a solide basi scientifiche.

In questo quadro si colloca l’intervento di un nutrizionista oncologico, in grado di indicare qual è il legame tra cibi e malattia e individuare gli alimenti da evitare

Cancro e zuccheri

Uno degli errori più comuni è quello di eliminare gli zuccheri dalla dieta, convinti che le cellule tumorali si nutrano esclusivamente di glucosio.

È vero che le cellule tumorali utilizzano lo zucchero, ma quest’ultimo è il carburante principale anche di tutte le altre cellule ed è fondamentale per il corretto funzionamento dell’organismo.

Al momento non esistono prove scientifiche che dimostrino come una dieta priva di zuccheri riduca il rischio di sviluppare un tumore o migliori la sopravvivenza in chi ha già ricevuto una diagnosi. 

Ciò non significa che si possa esagerare: un consumo eccessivo può portare a un aumento di peso, che è un fattore di rischio per diversi tipi di cancro. La chiave, come sempre, sta nell’equilibrio.

Il glutine va davvero eliminato?

L’Associazione Italiana Celiachia è chiara su questo punto: l’esclusione del glutine è necessaria solo per chi ha ricevuto una diagnosi di celiachia da uno specialista. Per tutti gli altri, compreso chi affronta un percorso chemioterapico, eliminare il glutine non porta alcun beneficio dimostrato.

Al contrario, una dieta senza glutine può avere effetti negativi: carenze nutrizionali, come, ad esempio, uno scarso apporto di fibre.

Va precisato che per le persone celiache, l’assunzione di glutine può mantenere uno stato infiammatorio cronico della parete intestinale che potrebbe favorire alcuni tumori. Ma questo rischio non esiste per chi non soffre della malattia.

Latte e latticini durante la chemioterapia

Anche i latticini sono spesso nel mirino, ma i dati scientifici disponibili non mostrano in generale un legame tra il consumo di latte e derivati e un aumento del rischio di cancro. 

Anzi, in alcuni casi, questi alimenti sembrano avere un ruolo protettivo. Un esempio è l’effetto benefico contro il tumore del colon, oppure la riduzione del rischio di tumore al seno in premenopausa.

Anche durante un protocollo chemioterapico, escludere a priori latte e latticini dalla dieta, senza una diagnosi di intolleranza al lattosio, potrebbe avere conseguenze sulla salute generale, portando a carenze di nutrienti essenziali come il calcio.

Alimenti da evitare: alcol e cibi lavorati

Se molte restrizioni alimentari sono ingiustificate, ce ne sono alcune supportate da solide evidenze scientifiche:

  • l’alcol, in particolare, rappresenta un rischio concreto; numerosi studi hanno collegato il consumo di alcol allo sviluppo di tumori della bocca, faringe, laringe, esofago, fegato, colon-retto e seno
  • i cibi ultralavorati, come i pasti pronti, sono sotto osservazione; quelli di origine animale e le bevande zuccherate sembrano essere i più dannosi.

Affidarsi a un professionista qualificato permette di distinguere tra miti infondati ed evidenze scientifiche, garantendo al proprio corpo il nutrimento di cui ha realmente bisogno per affrontare le cure con la maggiore energia possibile.